Presentazione Presidente Maurizio Lupi

Maurizio Lupi

Tommaso Moro non è stato un politico, è stato uno statista. Uno dei pochi uomini cui si possa con piena cognizione attribuire questo titolo. Non lo dico io, l’ha definito così Giovanni Polo II nel giorno della sua proclamazione a patrono dei governanti e dei politici, il 31 ottobre del 2000. Anzi, Papa Wojtyla parlò di “grande statista”. Sessantacinque anni prima, il 19 maggio 1935 a quattro secoli dalla sua morte, il Cancelliere di Enrico VIII, il re che gli fu amico e che lo fece decapitare, era stato canonizzato dalla Chiesa cattolica.

Politico e santo. L’accostamento di questi due nomi fa rabbrividire, non solo per l’apparente inconciliabilità tra loro di cui noi politici diamo spesso testimonianza, ma soprattutto per l’altezza dell’ideale cui anche un “mestiere sporco” come il nostro deve tendere. D’altronde, come ricordava Francesco Cossiga – che quanto alla propria moralità diceva di aver “trasgredito quasi l’intero Decalogo” – rispondendo a chi gli chiedeva se Tommaso Moro non fosse una figura un po’ troppo elevata da proporre al mondo politico di oggi in cui i riferimenti a principi ideali scarseggiano, e la coerenza sembra merce davvero rara: “La Grazia serve essenzialmente ai peccatori. E di protettori ne hanno bisogno soprattutto i deboli”.

Politico e santo. Per questo una mostra che abbiamo voluto pronta in concomitanza con l’Anno della fede proclamato da Benedetto XVI. Perché la fede c’entra con la politica, non in modo prescrittivo ma certamente come giudizio ideale. Perché la democrazia senza riferimento a un valore che non sia solo quello derivato dal consenso popolare (o del re) mostra tutta la sua fragilità e il suo rischio di violenza. Perché un uomo di fede come Tommaso Moro ha saputo essere testimone dell’irrinunciabilità della libertà di coscienza e insieme della responsabilità di un uomo di Stato. Le sue dimissioni e il silenzio di fronte a scelte che non condivideva documentano il suo amore al bene comune e alla pace sociale, che sono le condizioni per uno sviluppo ordinato e costruttivo della vita di un popolo.

Il potere, che quando rinuncia al suo fondamento morale diventa pre-potere, non gli permise neanche il diritto al silenzio. A Socrate fu impedito di parlare, a Tommaso Moro fu impedito di tacere. Il suo silenzio gli fu imputato come tradimento.

La vicenda di Tommaso Moro ci mette in guardia da questa prepotenza, che tende a non arrestarsi di fronte a nulla, neanche a usare della religione: è tremendamente significativo che Enrico VII abbia convinto i vescovi inglesi ad accettarlo come capo della Chiesa “comprando” il loro assenso condonandogli la restituzione delle ricchezze accumulate grazie alla corruzione.

Chiamato dai suoi contemporanei “uomo per tutte le stagioni”, Tommaso Moro è invece un uomo per tutte le generazioni, perché ricorda a chi ha responsabilità politica, e a chi gliela concede, la domanda fondamentale sulla legittimità del potere. Fin dove può spingersi il potere per conservarsi? O, come ha detto Benedetto XVI: “Quali sono le esigenze che i governi possono ragionevolmente imporre ai propri cittadini e fin dove possono estendersi?”.

Ci sono due ultimi motivi apparentemente meno decisivi per la scelta di allestire questa mostra ma non secondari né nella vita di Tommaso Moro né nell’atteggiamento che dovremmo avere noi politici. Il primo, la preoccupazione per la giustizia: nei suoi anni da giudice presso la Corte delle richieste Tommaso Moro accelerò e sburocratizzò la macchina giudiziaria, smaltendo, con sorpresa di tutti, i numerosi  processi pendenti accumulatisi nel tempo (succedeva già allora). Secondo, guardava alla vita, a sé e ai suoi progetti politici con grande senso dell’umorismo che gli permetteva di considerare con distacco e fin con ironia i tentativi che metteva in essere. Un sorriso che non lo ha abbandonato neppure sul patibolo: “Per favore aiutatemi a salire – disse al boia con l’ascia in mano – poi per scendere non disturberò nessuno”.

Augurandoci la stessa profondità e la stessa leggerezza, buona mostra.

Maurizio Lupi

Presidente della Fondazione Costruiamo il Futuro